È un pomeriggio di caldo quando mi metto in contatto
con colui che la rete ha ribattezzato Il Glifo, Andrea
Mazzotta. Di professione fa il consulente editoriale - mestiere per
me sconosciuto fino ad oggi – presso la "RW Edizioni",
per la quale cura tre linee editoriali che, in cantiere, hanno
diverse sorprese per la prossima stagione fumettistica.
Conviene stare in
campana, ci assicura. Noi, almeno per adesso, ci fidiamo.
Intervistatore: Il consulente editoriale in
Italia. Quant'è stretto il rapporto con la tipografia in generale?
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| Andrea Mazzotta |
Andrea Mazzotta: Personalmente,
ci tengo moltissimo ad avere un rapporto diretto con la tipografia.
L'esperienza insegna che in ambito tipografico possono sorgere
moltissimi errori – equilibratura imperfetta di macchinari e toner,
o una scannerizzazione mediocre – che rendono il risultato finale
incongruo al file originale.
I: Come si fa a capire se la tavola finale uscirà
dalla tipografia fedele alla tavola originale?
AM: Prima
dell'avvento dell'era digitale si usava la ciano
(cianografica).
Adesso, che lavoriamo con tipografie sparse in tutta
Italia, è entrata in uso la cianodigitale. Il problema di questo
sistema è il rapporto fra inchiostro e carta: su file pdf non è
sempre possibile stabilire se la resa cromatica finale sarà
soddisfacente.
I: Perché è così importante una cianodigitale
per un consulente editoriale?
AM: Perché
la cianografica era la prova di stampa definitiva, che la tipografia
forniva alla casa editrice, stampata con la carta e l'inchiostro
scelti appositamente per quel volume. Ora quest'anteprima non è più
cartacea ma un file digitale, questo è il problema!
I: Come si diventa consulenti per l'editoria?
AM:
Inizialmente
sono partito come semplice lettore. Poi ho avuto un colpo di fortuna:
mentre frequentavo l'università di Perugia ho iniziato a collaborare
con la Biblioteca comunale di fumetto, la "Biblioteca delleNuvole".
All'inizio
facevo praticamente il magazziniere, poi sono entrato nel comitato
direttivo e per circa cinque anni sono diventato direttore della
biblioteca.
I: È stato il tuo trampolino di lancio.
AM:
Assolutamente.
L'sperienza che ho maturato lì mi ha messo in contatto con molti
operatori del settore, soprattutto grazie a mostre, incontri e fiere
che organizzavamo.
Un collaboratore della "Edizioni NPE" mi volle
come responsabile, io accettai e sviluppai con loro un ottimo
catalogo.
Finita
la collaborazione con loro mi hanno contattato altre case editrici,
tra cui la "RW Edizioni" - che si pronncia RU,
ed
è il nome egizio del glifo del leone, simbolo della casa editrice
novarese N.d.r. -
I: Ti piace il tuo lavoro?
AM: Ritengo
che sia il migliore del mondo. Io mi diverto in un modo incredibile a
svolgere il mio mestiere, anche se forse non dovrei dirlo (ride).
Ho
sempre avuto una passione per la comunicazione, il fumetto è venuto
di conseguenza, poiché lo ritengo una forma di comunicazione
primordiale.
AM: Che
deriva dalle nostre origini. Mi riferisco soprattutto ai protofumetti
– ne sono un esempio i graffiti e le pitture rupestri presenti
nelle grotte di Lascaux, ma l'accezione protofumetto è un termine sucui gli esperti dibattono tuttora N.d.r. - che dimostra come la
raffigurazione tramite immagini accompagni l'uomo fin dalla nascita.
Il
fumetto è fortemente compenetrato nella cultura popolare, al punto
che nono solo ne viene influenzato, ma la influenza lui stesso.
Se
pensi a The
Yellow Kid
di Richard Outcault - considerato il primo fumetto a colori - o al
lavoro di Winsor McCay, entrambi tratteggiano uno spaccato
dell'America tra fine ottocento e inizio novecento.
La
stessa cosa è successa in Italia per Dylan
Dog:
ogni fumetto ha una chiave di lettura che riflette una visione della
società.
I: Hai citato Dylan Dog, perché è stata così
importante la sua pubblicazione?
AM: Quando
Dylan
Dog
è uscito in edicola la prima volta, nel 1986, c'erano parecchie
riviste autoriali, ma le tematiche trattate al loro interno erano
impegnative, troppo complesse. Mancava qualcosa che suscitasse un
certo appeal sull'adolescente che deve passare da topolino al gradino
successivo: è stato come un anello di congiungimento. Non solo. Dylan
Dog
ha aperto, per così dire, l'interrogativo su dove finisce il fumetto
popolare e dove inzia quello d'autore.
A differenza di altri fumetti
di avventura, come Martin
Mystère
o Diabolik,
non aveva esclusivamente uno scopo d'intrattenimento, ma tramite un
determinato linguaggio aveva la finalità di suscitare delle domande
nel lettore, e dunque delle riflessioni.
I: Un
esempio?
AM:
Il
numero tredici, “Vivono tra noi”, attraverso la metafora dei
licantropi, affronta il tema dell'integrazione di un'etnia diversa
all'interno di un gruppo sociale. “La zona del crepuscolo”
invece, il numero sette, induceva una riflessione sul significato
dell'eternità, contrapposta al quotidiano che si ripete. Ogni storia
aveva molti piani di lettura da assorbire, certe volte anche
inconsapevolmente.
Il lavoro
che ha fatto Tiziano Sclavi, ideando Dylan Dog, è stato
veramente innovativo, e non solo all'interno del panorama italiano:
nessuno aveva mai impiegato con tanta frequenza ballate o poesie
all'interno di un fumetto.
I: Facciamo un salto, dal 1986 di Sclavi alla "RW
Edizioni", dove lavori adesso. Di cosa vi occupate nello
specifico?
AM: Alla
RW pubblichiamo tre linee editoriali. "RW Lion" è dedicata
al fumetto americano della "DC Enterteinment", proprietaria
dei titoli "DC Comics", "Vertigo" e "MAD".
"RW
Goen" raccoglie Manga e Manhwa dei più importanti editori
d'oriente. "RW Lineachiara" è più generica e dedicata al
fumetto latino, franco-belga e sudamericano.
Il
mio ruolo consiste anche nell'individuare pubblicazioni di altri
paesi a cui agganciarci, rivolgere l'attenzione un pò ovunque:
ultimamente stiamo setacciando il panorama editoriale argentino,
italiano e inglese più approfonditamente che in passato.
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| John e Solfami, Il flauto a sei puffi |
I: Le nuove pubblicazioni di RW sono tenute
d'occhio da migliaia di appassionati, possiamo scucirti qualche
anticipazione?
AM:
In questo momento ci stiamo dedicando soprattutto ai classici, e
all'avventura e i suoi sottogeneri.
Abbiamo
da poco mandato in stampa l'integrale de I
Puffi
e dovrebbe essere disponibile per settembre.L'opera avrà anche una
componente saggistica poiché, ovviamente, ripubblicare un classico
del genere necessita di una componente redazionale che ne
contestualizzi l'importanza storica.
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| I puffi |
All'interno
di questa pubblicazione ci sarà anche la storia di John
e Solfami
di cui I Puffi
sono lo spin-off. Un'altro personaggio che stiamo per ripubbliccare è
Poldino
Spaccaferro
che qui in Italia è arrivato, solo in parte, negli sessanta-settanta
sul "Corrierino" dei piccoli.
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| Gli intervistatori (da Sinistra verso destra): Giorgia Battistini, Brian Vannacci, Michelangelo Focosi (in basso), Luca Stefanini e Stefania Randelli |
AM: Lo
considero non solo un ottimo paese dove leggere e creare fumetto, ma
uno dei migliori. Viene stampato e
ristampato un sacco di materiale.
In
Giappone ad esempio, di fumetto francese o italiano se ne può
apprezzare molto poco, lo stesso vale in America che ha un panorama
interno ampio, ma limitato oltre i propri confini.
In
questo senso l'Italia ha una varietà indiscussa.
Michelangelo
Focosi






