mercoledì 3 luglio 2013

Incontriamo (su Skype) Il Glifo della rete. Lui ci dimostra che l'editoria - del fumetto - è viva e in fermento!


È un pomeriggio di caldo quando mi metto in contatto con colui che la rete ha ribattezzato Il Glifo, Andrea Mazzotta. Di professione fa il consulente editoriale - mestiere per me sconosciuto fino ad oggi – presso la "RW Edizioni", per la quale cura tre linee editoriali che, in cantiere, hanno diverse sorprese per la prossima stagione fumettistica.
Conviene stare in campana, ci assicura. Noi, almeno per adesso, ci fidiamo.

Intervistatore: Il consulente editoriale in Italia. Quant'è stretto il rapporto con la tipografia in generale?

Andrea Mazzotta
Andrea Mazzotta: Personalmente, ci tengo moltissimo ad avere un rapporto diretto con la tipografia. L'esperienza insegna che in ambito tipografico possono sorgere moltissimi errori – equilibratura imperfetta di macchinari e toner, o una scannerizzazione mediocre – che rendono il risultato finale incongruo al file originale.

I: Come si fa a capire se la tavola finale uscirà dalla tipografia fedele alla tavola originale?

AM: Prima dell'avvento dell'era digitale si usava la ciano (cianografica).
Adesso, che lavoriamo con tipografie sparse in tutta Italia, è entrata in uso la cianodigitale. Il problema di questo sistema è il rapporto fra inchiostro e carta: su file pdf non è sempre possibile stabilire se la resa cromatica finale sarà soddisfacente.

I: Perché è così importante una cianodigitale per un consulente editoriale?

AM: Perché la cianografica era la prova di stampa definitiva, che la tipografia forniva alla casa editrice, stampata con la carta e l'inchiostro scelti appositamente per quel volume. Ora quest'anteprima non è più cartacea ma un file digitale, questo è il problema!

I: Come si diventa consulenti per l'editoria?

AM: Inizialmente sono partito come semplice lettore. Poi ho avuto un colpo di fortuna: mentre frequentavo l'università di Perugia ho iniziato a collaborare con la Biblioteca comunale di fumetto, la "Biblioteca delleNuvole".
All'inizio facevo praticamente il magazziniere, poi sono entrato nel comitato direttivo e per circa cinque anni sono diventato direttore della biblioteca.

I: È stato il tuo trampolino di lancio.

AM: Assolutamente. L'sperienza che ho maturato lì mi ha messo in contatto con molti operatori del settore, soprattutto grazie a mostre, incontri e fiere che organizzavamo.
Un collaboratore della "Edizioni NPE" mi volle come responsabile, io accettai e sviluppai con loro un ottimo catalogo.
Finita la collaborazione con loro mi hanno contattato altre case editrici, tra cui la "RW Edizioni" - che si pronncia RU, ed è il nome egizio del glifo del leone, simbolo della casa editrice novarese N.d.r. -

I: Ti piace il tuo lavoro?

AM: Ritengo che sia il migliore del mondo. Io mi diverto in un modo incredibile a svolgere il mio mestiere, anche se forse non dovrei dirlo (ride).
Ho sempre avuto una passione per la comunicazione, il fumetto è venuto di conseguenza, poiché lo ritengo una forma di comunicazione primordiale.

Pitture rupestri nelle grotte di Lascaux.
I: In che senso primordiale?

AM: Che deriva dalle nostre origini. Mi riferisco soprattutto ai protofumetti – ne sono un esempio i graffiti e le pitture rupestri presenti nelle grotte di Lascaux, ma l'accezione protofumetto è un termine sucui gli esperti dibattono tuttora N.d.r. - che dimostra come la raffigurazione tramite immagini accompagni l'uomo fin dalla nascita.
Il fumetto è fortemente compenetrato nella cultura popolare, al punto che nono solo ne viene influenzato, ma la influenza lui stesso.

Se pensi a The Yellow Kid di Richard Outcault - considerato il primo fumetto a colori - o al lavoro di Winsor McCay, entrambi tratteggiano uno spaccato dell'America tra fine ottocento e inizio novecento. 
La stessa cosa è successa in Italia per Dylan Dog: ogni fumetto ha una chiave di lettura che riflette una visione della società.

I: Hai citato Dylan Dog, perché è stata così importante la sua pubblicazione?

AM: Quando Dylan Dog è uscito in edicola la prima volta, nel 1986, c'erano parecchie riviste autoriali, ma le tematiche trattate al loro interno erano impegnative, troppo complesse. Mancava qualcosa che suscitasse un certo appeal sull'adolescente che deve passare da topolino al gradino successivo: è stato come un anello di congiungimento. Non solo. Dylan Dog ha aperto, per così dire, l'interrogativo su dove finisce il fumetto popolare e dove inzia quello d'autore.

A differenza di altri fumetti di avventura, come Martin Mystère o Diabolik, non aveva esclusivamente uno scopo d'intrattenimento, ma tramite un determinato linguaggio aveva la finalità di suscitare delle domande nel lettore, e dunque delle riflessioni.

I: Un esempio?

AM: Il numero tredici, “Vivono tra noi”, attraverso la metafora dei licantropi, affronta il tema dell'integrazione di un'etnia diversa all'interno di un gruppo sociale. “La zona del crepuscolo” invece, il numero sette, induceva una riflessione sul significato dell'eternità, contrapposta al quotidiano che si ripete. Ogni storia aveva molti piani di lettura da assorbire, certe volte anche inconsapevolmente.
Il lavoro che ha fatto Tiziano Sclavi, ideando Dylan Dog, è stato veramente innovativo, e non solo all'interno del panorama italiano: nessuno aveva mai impiegato con tanta frequenza ballate o poesie all'interno di un fumetto.

Dylan Dog n°13
Dylan Dog n°7



















I: Facciamo un salto, dal 1986 di Sclavi alla "RW Edizioni", dove lavori adesso. Di cosa vi occupate nello specifico?

AM: Alla RW pubblichiamo tre linee editoriali. "RW Lion" è dedicata al fumetto americano della "DC Enterteinment", proprietaria dei titoli "DC Comics", "Vertigo" e "MAD".
"RW Goen" raccoglie Manga e Manhwa dei più importanti editori d'oriente. "RW Lineachiara" è più generica e dedicata al fumetto latino, franco-belga e sudamericano.
Il mio ruolo consiste anche nell'individuare pubblicazioni di altri paesi a cui agganciarci, rivolgere l'attenzione un pò ovunque: ultimamente stiamo setacciando il panorama editoriale argentino, italiano e inglese più approfonditamente che in passato.

John e Solfami, Il flauto a sei puffi
I: Le nuove pubblicazioni di RW sono tenute d'occhio da migliaia di appassionati, possiamo scucirti qualche anticipazione?

AM: In questo momento ci stiamo dedicando soprattutto ai classici, e all'avventura e i suoi sottogeneri.
Abbiamo da poco mandato in stampa l'integrale de I Puffi e dovrebbe essere disponibile per settembre.L'opera avrà anche una componente saggistica poiché, ovviamente, ripubblicare un classico del genere necessita di una componente redazionale che ne contestualizzi l'importanza storica.
I puffi
All'interno di questa pubblicazione ci sarà anche la storia di John e Solfami di cui I Puffi sono lo spin-off. Un'altro personaggio che stiamo per ripubbliccare è Poldino Spaccaferro che qui in Italia è arrivato, solo in parte, negli sessanta-settanta sul "Corrierino" dei piccoli.

I: In conclusione, come consideri l'Italia come paese del fumetto?
Gli intervistatori (da Sinistra verso destra): Giorgia Battistini,
Brian Vannacci, Michelangelo Focosi (in basso),
Luca Stefanini e Stefania Randelli

AM: Lo considero non solo un ottimo paese dove leggere e creare fumetto, ma uno dei migliori. Viene stampato e 
ristampato un sacco di materiale.
In Giappone ad esempio, di fumetto francese o italiano se ne può apprezzare molto poco, lo stesso vale in America che ha un panorama interno ampio, ma limitato oltre i propri confini.
In questo senso l'Italia ha una varietà indiscussa.

Michelangelo Focosi

giovedì 27 settembre 2012

I giochi sono finiti(?)

Non è vero che c'è la crisi, al massimo siamo arrivati a quello che io chiamo il gap assoluto: i poveri non hanno più niente, i ricchi sono arrivati al culmine, saliti sull'olimpo ed elevati a nuovi dei sovrani dell'umanità intera. Ma l'olimpo non è abbastanza, come può esserlo? In fondo è una montagnola di soli 2918 metri d'altezza quindi perché accontentarsi, sull'Himalaya ci sono prede ghiotte tre volte tanto!
Hanno tassato tutto, è impressionante e allo stesso tempo avvilente apprendere che per continuare a mantenere in piedi una costruzione decadente ci abbiano messo le mani non dentro le tasche ma fin dentro le mutande, e poi hanno pure stretto con tutta la forza che avevano. Se nel mondo si avvererà l'incremento demografico preannunciato da grafici e statistiche, la migliore soluzione al problema che sapremo trovare sarà una tassa sull'esistenza: pagare per avere un posto nel mondo; riusciranno a far diventare un club esclusivo persino l'esistenza.

Troppe persone vogliono su un piatto d'argento la testa dei responsabili di tutti gli abomini di cui purtroppo siamo testimoni ormai quotidiani, dimentichi che avere un palazzo fatto di crani e di scalpi darebbe si una soddisfazione infinita (sottoscritto compreso) ma proprio su quella soddisfazione ci adageremmo: uccidere un tiranno ed eleggere al suo posto tiranno 2 non è la soluzione migliore, possiamo sicuramente fare di meglio.
Crolleranno i mercati e con loro le banche, le assicurazioni, le agenzie che assicurano le assicurazioni e chissà quali altre agenzie di cui solo coloro i quali ne traggono vantaggio ne conoscono il nome. Crolleranno le economie e non solo quelle dei paesi "che contano come il due di briscola", cadranno tutte una dopo l'altra trascinate in gruppo all'inferno a causa di quest'unione meravigliosa chiamata globalizzazione: o tutti o nulla. Forse non succederà immediatamente o forse non succederà in maniera immediata come ho descritto, ma è inevitabile che succeda perché crollare è l'unico fine del nostro sistema economico, l'unica cosa che ragionevolmente gli può accadere in quanto, semplicemente, è stato progettato malissimo ed aggiustato, negli anni, ancora peggio. Quanti sanno che le banche posso investire in affari vari fino a 30 volte il capitale liquido in loro possesso? Secondo me non abbastanza perché pochissimi al mondo stanno gridando che anche un bambino capirebbe che se fai un buco largo seicento tappi e nel mondo ce ne sono solo una decina, il buco non si tapperà mai. Ma i mercati sono così, da anni si risolve il problema delle crisi aumentando le soglie dei capitali spendibili (soldi inesistenti) e quelle dei debiti contraibili (soldi inesistenti). 

Noi (anzi, loro) risolviamo i problemi senza cercare la soluzione definitiva o quella più duratura possibile, invece di sbattersi chi ha l'influenza di decidere le cose davvero importanti ci mette sopra un toppa di merda e quando sarà consunta e sfilacciata farà in modo di mettercene con calma un'altra di merda: così facendo abbiamo ottenuto il brillante risultato di dare al 3% degli abitanti della terra il 93% circa delle risorse disponibili sul pianeta. Abbiamo trattato con leggerezza e stupidità troppe cose che invece andavano maneggiate con cura e dedizione: l'uso del petrolio, l'energia nucleare, la produzione delle armi che incrementa senza conoscere sosta, l'ambiente, il clima, la povertà etc. La cosa disgustosa è che molti uomini di governo, colo che ci dovrebbero SERVIRE spacciano queste problematiche come irrisolvibili o, nel caso siano palesemente risolvibili, si astengono dall'affrontarle. In america i professori di economia all'università sono pagati per insegnare e lodare il loro sistema economico come il migliore esistente, nessuno prova ad insegnarne un'altro e non ci vorrebbe molto per trovarne uno più valido. Chi è ricco può sempre corrompere.
Diminuire assai sensibilmente l'uso del petrolio si può, si può diminuire la povertà, si può tutelare l'ambiente  e si può investire in tutt'altro anziché negli armamenti (e questo è un punto che mi fa molto incazzare perché se sponsorizzi una politica economico-sociale che mira alla globalizzazione, dove tutti siamo insieme, spiegami perché costruisci le bombe da tirarmi in casa). Sembra che gli investimenti benefici costino sempre una fortuna, mentre costruire i giacimenti e muovere le petroliere non costi un cazzo, i "cattivi" non smetteranno di fare i cattivi, perché dovrebbero? Chi ha buonsenso, quando le cose vanno male, ha la responsabilità di agire anche per quelli che non ce l'hanno e questo, di sicuro, è il principio di una soluzione. Se fra vent'anni ci saranno cinquanta gradi di temperatura media in metà mondo a causa dell'effetto serra, offrire cento miliardi di dollari a madre natura per un po di fresco non credo che funzionerà.

Se c'è ancora chi ci crede i giochi non sono finiti.

venerdì 1 giugno 2012

Rinnovo e Cambiamento hanno lo stesso cognome

Sono anni che vi sento parlare e sinceramente, a parte questo vostro chiacchiericcio divenuto ormai scontato e sommesso, non mi lasciate altro che i cocci del pericolante sistema societario moderno che vi è palesemente sfuggito di mano: a me, a noi - i giovani su cui il futuro deve necessariamente puntare - l'onere d'inventare la colla che rimedi al vostro pasticcio.
Il succo della questione è proprio questo: voi siete anziani e noi giovani, voi obsoleti e noi all'avanguardia.
Mio nonno diceva che la differenza fra gli anni novanta e il resto della storia dell'uomo è che un tempo si facevano le cose affinché durassero: si edificavano case radicate nel terreno come piante centenarie affinché i figli ci abitassero dopo i genitori, si cucivano pantaloni e stivali coriacei per arare i campi, si montavano elettrodomestici di modo che in seguito ad un danno si potevano riparare anziché cambiare in garanzia; adesso invece abbiamo impostato il rapporto qualità/durata di qualsiasi prodotto, progetto o proposito in base alla soddisfazione di un mercato capriccioso e viziato e il risultato è che abbiamo rimpiazzato una vagonata di virtù ed oggetti pensati per essere funzionali con una barcata di surrogati concepiti per essere sostituiti al più presto.
Mi ricordo che avevo 4 anni e mio padre guidava una fiat così vecchia che nemmeno mi ricordo che modello era, ascoltava la radio e gli giravano che il week-end avevano previsto in tutta la provincia la circolazione a targhe alterne per abbassare la concentrazione di monossido di carbonio nell'aria: è successo 18 anni fa e sono sicuro che non era nemmeno la prima volta che parlavate di quella parola scomoda e per nulla commerciabile: inquinamento. Ma le cose sono cambiate, vi siete accorti che la benzina rossa nuoceva alla salute del pianeta e l'avete tolta dal mercato rimpiazzandola con quella verde (nella fattispecie differisce per la mancanza di piombo al suo interno) e mirando a raddoppiare il numero di veicoli presenti a livello globale: credo che ci siate riusciti!
Avete tutti parlato e riparlato, affollando i salottini di talk-show più o meno seri o seduti in cerchio ai tavolini dei circoli, ed avete inesorabilmente perso credibilità e dignità col passare dei mesi, poi dei giorni e poi dei minuti finché nel progetto "mondo multinazionale, mondo perfetto" è entrato un virus difficile da debellare: un giovane che invece di collaborare vuole sperimentare.
Signori, Signore e Gentilissimi abitanti della terra che negli ultimi trent'anni avete governato le sorti socio-politiche del nostro pianeta, ho deciso che per quanto mi riguarda avete parlato fin troppo.
Signori, Signorine e Gentilissimi abitanti della terra che nei prossimi trent'anni governeranno le sorti del nostro pianeta, c'è un momento adatto ad ogni sfida e dall'aria che tira è facile pronosticare che saranno difficili, risolvibili soltanto con la sinergia di collaborazioni e punti di vista differenti e variegati: rinnovo e cambiamento sono concetti che probabilmente vivono in città distanti l'una dall'altra in questo periodo, ma conservano tutt'ora lo stesso cognome.
Mi sono stufato dei luoghi comuni che ci dipingono irrispettosi, drogati, viziati, arrendevoli, pigri e privi di cultura, e mi sono stufato soprattutto dell'odioso vizio prettamente italiano di fare di tutta l'erba un fascio: un ventenne sputa per terra quindi i ventenni sono sporchi e maleducati.
Non mi interessa fare la vittima, anche perché credo che ci sia bisogno di denaro anche per iscriversi all'albo delle vittime e non penso di averlo! Mi interessa sottolineare che quel pulpito che spesso ci sottovaluta e ci avvilisce è lo stesso da cui è sgorgata la società che oggi condiziona e penalizza coloro che hanno più difficoltà e che, a quanto pare, sono proprio loro i primi a cui non piace ciò non di meno la difendono. Forse sono solo grandi bugiardi e ipocriti, particolarmente bravi a celarlo.
La verità è che io vi guardo tutti: madri e padri della generazione che ha camminato nel mondo prima di noi e vedo fra voi  coloro che si lamentano da sempre delle cose che non hanno e non avranno e coloro che se le sono prese alla zitta di tutti gli altri.
Adesso - improvvisamente - sembra che tutto e tutti debbano puntare sui giovani, che ogni nuovo progetto debba essere regolato su di noi e sulle nostre esigenze, poiché noi siamo l'arma in per la risoluzione dei grandi problemi che affliggono la collettività e non degli irrispettosi, pigri, drogati, scostumati ecc. ecc. Onestamente date tanto l'impressione di quello che promette a suo figlio le chiavi della casa al mare per andare a fare baldoria con gli amici, a patto che si comporti bene durante l'anno ma che poi rimanda sempre per l'uno o l'altro motivo; voi non avete nessuna intenzione, nessuna voglia di cedere quel maledettissimo paio di chiavi e mi sto seriamente convincendo che ci dev'essere per forza l'anello di Gollum come portachiavi, perché altrimenti non mi spiego come si possono tagliare i fondi all'istruzione delle persone a cui prometti il futuro della tua terra.
Questo blog si rivolge a voi per dirvi che quel mazzo di chiavi del cazzo ve lo potete conservare, io troverò il modo di entrare in quella casa comunque, male che vada sono giovane e scavalcherò il muretto!
Questo blog si rivolge a noi, a chi crede come me che la rimonta è ancora possibile, che riaggiustare tutto sarà una gran seccatura e al contempo un'avventura per niente scontata. Mia mamma mi domanda cosa mi spinge a spiattellare in rete un'opinione a cui probabilmente pochi presteranno orecchio, pochissimi la gradiranno e quasi nessuno ne sarà cambiato o migliorato: mi sono stufato dei piagnistei, dei tg censurati, dei suicidi sotto ai treni, dei crack degli industriali, del marcio e del vecchiume. Mi sono stufato di voi e voglio provare ad aprire gli occhi e a buttare nel cesso le vostre chiavi, nel dimenticatoio le vostre facce, nel silenzio le vostre menzogne.